Invio autofatture allo SDI dal 2022: è obbligatorio?

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Dal 2022 cambia la gestione per le autofatture. Vanno inviate tutte al SDI? Vale anche per quelle estere? Ecco cosa cambia dal 1 luglio 2022

Dal 1 gennaio 2022 era stato disposto l’obbligo per l’invio delle autofatture allo SDI per le fatture di integrazione verso l’estero. Questo obbligo è stato poi prorogato al 1 luglio 2022 dal decreto fiscale legato alla legge di bilancio.

Occorre quindi fare una distinzione tra i diversi tipi di autofatture:

  • Per reverse charge interno (TD16);
  • Di integrazione verso l’estero (TD17-TD18-TD19).

Autofatture per reverse charge interno

Il Reverse Charge è un meccanismo riguardante l’IVA, che si applica in particolari casistiche, in base al quale il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, è obbligato ad eseguire gli adempimenti necessari alla liquidazione dell’imposta in luogo del cedente o prestatore.

In sostanza, chi emette la fattura è tenuto a farlo senza l’addebito dell’IVA, facendo riferimento alla norma di applicazione del reverse charge (articolo 17, comma 6, del DPR n. 633/1972).

Sarà compito dell’acquirente, quindi, a dover integrare la fattura ricevuta, indicando l’aliquota iva e l’imposta relativa tramite autofattura. Oltre a registrare il documento ricevuto nel registro degli acquisti, dovrà procedere anche alla creazione dell’autofattura e alla sua contabilizzazione nel registro delle vendite o dei corrispettivi, in modo tale da neutralizzare l’imposta.

Ad oggi, non è previsto l’obbligo di invio allo SDI per le autofatture da reverse charge interno. Tuttavia è già possibile inviare l’autofattura integrata, con tipo documento TD16, allo scopo di fornire i dati all’Agenzia delle entrate per la predisposizione dei Registri Iva precompilati.

I casi in cui si applica il reverse charge interno sono specificati dal D.P.R. 633/1972 e, per ognuno di loro, si indica un codice di natura esenzione differente durante l’invio della fattura elettronica al Sistema di Interscambio. In particolare: N6.1 per cessione rottami e altri materiali di recupero, N6.2 per cessione di oro e argento, N6.3 per subappalto nel settore edile, N6.4 per cessione di fabbricati, N6.5 per cessione di telefoni cellulari, N6.6 per cessione di prodotti elettronici, N6.7 per prestazioni nel comparto edile e settori connessi, N6.8 per operazioni nel settore energetico e N6.9 per altri casi.

Invio autofatture di integrazione verso l’estero allo SDI dal 2022

Un discorso a parte riguarda le fatture ricevute da soggetti esteri, comunitari e intracomunitari. Per queste occorre procedere all’integrazione dell’autofattura e al loro invio al SDI dal 1 luglio 2022, anche per effetto dell’abolizione dell’esterometro.

Infatti, da tale data, non occorre più inviare i dati tramite la Comunicazione delle operazioni transfrontaliere (c.d. esterometro) ma tramite il Sistema di interscambio in formato XML, così come avviene per le fatture elettroniche.

A tal proposito, l’Agenzia delle entrate ha modificato il tracciato standard delle fatture elettroniche e ha aggiunto tre nuovi tipi di documento inviabili:

  • TD17 Integrazione/Autofattura per acquisto servizi dall’estero;
  • TD18 Integrazione per acquisto di beni intracomunitari;
  • TD19 Integrazione/Autofattura per acquisto di beni ex articolo 17 comma 2 D.P.R. 633/1972, cioè beni già presenti in Italia ma acquistati da un soggetto estero privo di stabile organizzazione.

Quando un soggetto passivo, residente in Italia, riceve una fattura estera (probabilmente non elettronica) dovrà registrarla nel registro degli acquisti, integrarla tramite il meccanismo del reverse charge di cui sopra e inviare la relativa autofattura allo SDI entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Oltre al tipo documento (TD17-TD18-TD19), si dovranno riportare i dati del fornitore estero al campo “cedente/prestatore”, i dati del cliente italiano che effettua l’integrazione al campo “cessionario/committente”, e del documento a cui si riferisce l’autofattura.
Si consiglia anche di usare una numerazione ad hoc per questa tipologia di documenti.

Come procedere?

Nonostante si continui a parlare di semplificazione, a fronte dell’abolizione di un adempimento, ne sorge subito un altro probabilmente più impegnativo di quello precedente.

Si consiglia pertanto di sfuttare questi mesi prima che scatti l’obbligo per “educare” il cliente e renderlo autonomo per l’emissione di tali documenti così da sgravare l’onere dell’invio al consulente, come spesso avviene.

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