Ammortamenti civilistici e fiscali: differenze e significato

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Ammortamenti civilistici e fiscali: quali sono le differenze e come gestirli

Perché si parla di ammortamenti civilistici e fiscali? Quali sono le differenze?
Partiamo chiarendo il significato di ammortamento. L’ammortamento è un procedimento contabile che permette di ripartire il costo di un’immobilizzazione per gli anni di vita utile dello stesso. E’ uno degli effetti del principio di competenza e fa parte delle scritture di fine anno contabile.

Vi sono due discipline differenti relativamente all’ammortamento: una civilistica, regolata dall’art. 2426 c.1 del codice civile, e una fiscale di cui all’articolo 102 c.1-5 del Testo unico delle imposte sui redditi. Questo significa che nonostante la fattispecie sia la stessa, l’ammortamento di un bene va fatto seguendo un doppio binario civilistico-fiscale, quindi l’ammortamento riportato in bilancio può essere diverso da quello riportato nella dichiarazione dei redditi.

Le principali differenze possono riguardare:

  • il momento dell’inizio della procedura di ammortamento;
  • la riduzione dell’aliquota nel primo anno;
  • la deduzione integrale per i beni inferiori a 516,46 euro;
  • la durata del piano di ammortamento.

Momento di inizio degli ammortamenti civilistici e fiscali

Per la disciplina civilistica e per il principio contabile Oic 16, l’ammortamento parte dal momento in cui l’immobilizzazione è disponibile all’uso. Quindi è sufficiente che un cespite sia idoneo a far parte del processo produttivo per essere ammortizzato, anche se non è entrato ancora in funzione.

L’ammortamento fiscale, invece, parte solo quando il bene entra in funzione nel processo produttivo, non prima.

Quindi quando un cespite è pronto a far parte del processo produttivo, ma non è ancora in funzione, si crea un disallineamento tra l’ammortamento civilistico e fiscale. Ciò rende necessaria una variazione in aumento in dichiarazione dei redditi perché la quota di ammortamento civilistico non è deducibile ai fini fiscali.

Riduzione dell’aliquota nel primo anno di ammortamento

Secondo il Tuir, la quota di ammortamento per il primo esercizio è dimezzata. Per quanto riguarda la disciplina civilistica, la regola di dimezzare l’aliquota dell’ammortamento del primo anno si può utilizzare se la disponibilità del bene è avvenuta a metà esercizio o comunque non si discosta di tanto da tale termine. Si presuppone che, nel caso in cui questo avvenga nel primo o nell’ultimo trimestre dell’esercizio, l’aliquota venga riproporzionata prorata temporis creando quindi uno scostamento civilistico-fiscale con la necessità di apportare le variazioni in aumento/diminuzione in dichiarazione dei redditi.

Deduzione integrale per i beni inferiori a 516,46 euro

Altra differenza tra ammortamenti civilistici e fiscali potrebbe riguardare l’importo del cespite. Dal punto di vista fiscale, è possibile dedurre per intero nell’esercizio le spese per beni inferiori a 516,46 euro (cioè 1 milione delle vecchie lire). Non c’è invece nessuna indicazione sul piano civilistico o per i principi contabili Oic 16.

Questo disallineamento, a differenza degli altri, potrebbe non esserci, in quanto si può allineare la disciplina fiscale e civilistica deducendo integralmente questi cespiti e semplificando la questione. Infatti facendo ricorso al principio della rilevanza, non occorre rispettare gli obblighi di rilevazione quando la loro osservanza ha effetti irrilevanti ai fini di una rappresentazione corretta e veritiera della situazione contabile.

Durata del piano di ammortamento

Ultimo punto da analizzare è la durata degli ammortamenti civilistici e fiscali. Dal punto di vista civilistico occorre che siano noti tre elementi:

  • il valore ammortizzabile, cioè il costo del cespite al netto del suo presunto valore di realizzo al termine della sua vita utile;
  • la durata residua di utilizzazione, cioè fino a quando il bene sarà utile economicamente per l’impresa
  • il metodo di ammortamento utilizzato

Questi elementi sono frutto di stime che effettua l’utilizzatore, e che potrebbero essere tarate in funzione della situazione contabile che si vuole ottenere. Proprio per questo la normativa fiscale ha stabilito dei limiti massimi di deducibilità, stilando una tabella dei coefficienti utilizzabili per ogni categoria di cespite.

Possiamo dire che la normativa fiscale ha stabilito solo dei tetti massimi per l’ammortamento dei beni, e questo implica che è possibile stilare un piano di ammortamento civilistico allineato con quello fiscale. Nel caso in cui, invece, le quote civilistiche sono inferiori o superiori a quella fiscale, si va a creare quel disallineamento che costringe l’operatore ad apportare variazioni in aumento o in diminuzione alla dichiarazione dei redditi.

Come procedere?

Come abbiamo visto le differenze tra la disciplina fiscale e civilistica possono creare dei disallineamenti che comportano un dispendio di tempo e di energie affinché siano correttamente imputate in bilancio e in dichiarazione dei redditi.

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