Scritture fine anno per contabilità ordinaria: quali sono?

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Ecco le scritture che un'impresa in contabilità ordinaria deve fare a fine anno ai fini di una corretta gestione della contabilità

A differenza delle semplificate, le imprese in contabilità ordinaria sono sottoposte ad una serie di regole per la tenuta della contabilità. Queste, soprattutto per i soggetti obbligati alla presentazione del bilancio, sono regolate dal Codice Civile e dall’Organismo Italiano di Contabilità. Uno tra i principi fondamentali di una corretta tenuta della contabilità è quello di competenza, che spiegheremo in un successivo articolo. In sostanza a fine anno occorre fare delle scritture di “assestamento”. Occorre imputare i costi e i ricavi di competenza nell’anno anche se la manifestazione finanziaria (cioè l’effettivo incasso/pagamento) sia avvenuto in un momento differente. Le scritture di assestamento, che le contabilità in ordinaria devono fare a fine anno si distinguono in quattro categorie: Completamento, Integrazione, Rettifica e Ammortamento.

Vediamole insieme.

Scritture di completamento

Le scritture di completamento vanno registrate dalle imprese in contabilità ordinaria a fine anno per rilevare quei costi o ricavi che sono interamente di competenza dell’esercizio, ma di cui non si è ancora avuto il relativo incasso/pagamento.

Un esempio può essere la scrittura degli interessi passivi del conto corrente bancario (ma anche dei c/c postali o dei debiti), che magari saranno addebitati sul c/c dell’anno successivo, ma che comunque sono di competenza dell’esercizio in corso. Altri esempi possono essere le fatture da ricevere o da emettere, o lo stralcio di crediti ormai inesigibili.

Registrazioni di integrazione

Concetto simile ma differente è quello delle scritture di integrazione. La ratio è la stessa, ma in questo caso si tratta di imputare costi e ricavi che sono per una parte di competenza dell’esercizio in corso e per un’altra parte degli esercizi futuri. Anche in questi casi la rilevazione non è avvenuta in quanto manca la manifestazione finanziaria e quindi occorre farla a fine anno.

Rientrano in questa categoria i ratei (attivi o passivi), la rilevazione delle imposte dell’esercizio e i vari accantonamenti come quello per il fondo TFR, per eventuali svalutazioni dei crediti o per oneri futuri. La rilevazione degli accantonamenti (in particolare degli ultimi due) va fatta per il principio di prudenza. In sostanza occorre considerare non solo i costi certi, ma anche quelli presunti, a differenza di quanto avviene con i ricavi.

Operazioni di rettifica

A differenza dei precedenti, le scritture di rettifica vanno fatte per stornare, a fine anno, la quota di costi e di ricavi la cui manifestazione finanziaria è già avvenuta ma che non sono interamente o parzialmente di competenza dell’esercizio, e che quindi vanno rinviati ad esercizi futuri.

Alcuni esempi sono i risconti attivi e passivi, i costi e ricavi anticipati o le rimanenze di magazzino. Infatti, proprio per il principio di competenza, i costi non sono di competenza finché non si realizza il relativo ricavo. Quindi se ho sostenuto dei costi per comprare della merce che non ho ancora venduto, questo non è di competenza, ma lo sarà nell’esercizio in cui venderò la merce, cioè quando realizzerò il relativo ricavo.

Scritture di ammortamento

Le scritture di ammortamento sono, a tutti gli effetti, delle scritture di rettifica, ma hanno un meccanismo di storno più articolato e meritano una categoria a parte. Si applica alle immobilizzazioni, siano essi materiali o immateriali. Il loro scopo è quello di spalmare il costo sostenuto per un’immobilizzazione, per tutti gli anni di vita utile dello stesso.

Ad esempio se acquisto un’autovettura, non è corretto imputare tutto il costo nell’anno in cui l’ho acquistata, ma si spalma per un periodo minimo di 5 anni o più. A dire ci sono delle percentuali di ammortamento stabilite dal codice civile e dalla disciplina fiscale, di cui parleremo in uno specifico articolo. Ad ogni modo, a fine anno dovrò fare una scrittura per stornare quella parte di costo che non è di competenza e rimandarla ad esercizi futuri.

Come procedere?

La gestione di una ditta in contabilità ordinaria richiede molto tempo e studio. In questi casi è bene stilare una check list con tutti gli adempimenti, le scadenze e le operazioni contabili da effettuare entro la fine di ogni esercizio contabile. Purtroppo questo spesso non è fattibile.

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